Pantalica: una passeggiata nella storia della Sicilia.

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i laghetti di Pantalica

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E’ letteralmente un luogo magico, capace di incantare perchè dimostra quanto stupefacenti siano le “opere” della natura e dell’uomo: un torrente, il Tellaro, ha pazientemente scavato per secoli e secoli creando la splendida vallata di Pantalica; e i pimitivi abitanti della Sicilia la hanno “lavorata” e scavata anch’essi per celebrarne la bellezza e trasformarla nel luogo più importante: la dimora dei loro morti.
Seguire il sentiero che, da Pantalica sud, scende fino al fiume e poi risale dall’altro lato, è allo stesso tempo una passeggiata nella natura e nella storia di un’antica civiltà, che popolò questa e altre aree della Sicilia tra i 3300 e i 2800 anni fa!

Non troveremo davanti ai nostri occhi le case e le strade della città che dovette sorgere in quest’area. Ma chiuderemo gli occhi, respireremo l’odore selvatico dei fiori, dei cespugli e del torrente di Pantalica, e immagineremo questa città per come ce ne parlano le sue tracce: le migliaia di tombe, scavate nella roccia e definite “a grotticella” per la loro forma, ci dicono che era popolosa, quelle dall’architettura più complessa suggeriscono che esistevano i ricchi, quelle più semplici, i poveri.

Per finire, cercando un pò troveremo un cartello sgangherato che ci indicherà la strada per l'”anaktoron”, e, sedendo sui pietroni che ne restano, sapremo di essere nel palazzo del principe.
Ancora uno “sforzo”, piacevole, di immaginazione: la sua pianta è la stessa dei grandiosi palazzi dei principi micenei, quelli, cioè, di cui Omero canta glorie e ricchezze nell’Iliade e nell’Odissea.

Le grotte di PantalicaA chi vuole continuare a immaginare, consigliamo una gita al Museo “Paolo Orsi” di Siracusa dove sono custodite tutte le testimonianze che restano della cultura materiale di queste genti.
A tutti, consigliamo un bagno nel fiume (in estate, perchè l’acqua è fredda!) e un pisolino nello spiazzo dell’anaktoron (in primavera, quando il prato è fiorito!).

Buon itinerario e scriveteci i vostri commenti.

 

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Author: Luigi Marino

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