Arte e cultura fra storia e memoria: i monumenti del cimitero di Catania.

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“Considerata la paura che suscita in Occidente il concetto di morte, si può affermare che il cimitero è la meta dei turisti senza tabù.” (Giovanni Sicuranza)

I cimiteri sono sempre più meta di turismo: lo chiamano turismo cimiteriale e se in Italia è un uso relativamente nuovo, nel resto d’ Europa è presente già da molto tempo, per l’esattezza dai primi decenni dell’ottocento quando chi viaggiava era conquistato dalla bellezza dei monumenti artistici che decoravano i nuovi cimiteri delle grandi città europee.

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Andare in un cimitero non è solo fare pellegrinaggio in un luogo di culto e nemmeno vuol dire ricercare un luogo di pace che aiuti a superare lo stress quotidiano: piuttosto è immergersi in un patrimonio di arte, cultura e storia essenziale alla conoscenza e alla Memoria. Si riflette e si impara nel leggere le brevi epigrafi composte appena da qualche parola e nell’osservare i volti ritratti, silenti espressioni di vita a cui è impossibile non domandare, quasi si fosse in una moderna Spoon River. In questo senso, ogni cimitero si configura come un’altra città, diversamente ma pur sempre abitata: una città della Memoria.

Ma visitare certi cimiteri, i cimiteri monumentali, significa anche trovarsi davanti la più grande permanente di opere d’arte all’aperto che si possa immaginare. Da sempre, fra le classi più agiate, è invalso l’uso di far costruire e adornare sfarzosamente i sepolcri dei propri cari: un gesto di ricordo e amore del defunto in molti casi, ma anche segno di rappresentanza del potere e di appartenenza a un alto stato sociale, per cui diventava necessario ingaggiare i migliori artisti del tempo e scegliere i decori più preziosi.

A Catania fino al 1850 non esisteva un cimitero vero e proprio: i defunti, aristocratici o ecclesiastici , venivano inumati nelle chiese e nei conventi; tutti gli altri trovavano la loro ultima dimora in campo aperto, ossia in una distesa di terra in prossimità della plaja, senza alcuna recinzione e dove gli animali randagi spesso andavano a cercare cibo, dissotterrando i corpi seppelliti.
Fu solo dopo l’unità d’Italia che l’amministrazione comunale identificò il terreno adatto nella tenuta di Santa Chiara, lo delimitò con una cinta muraria e diede il via ai lavori, iniziando la costruzione di “lussuose edicole e cappelle private nelle quali gli architetti catanesi sfoggiano tutti gli stili architettonici dal Caldeo-Assiro, al Gotico, dal Greco-Romano al Normanno, dall’egizio al Fiammeggiante, e ben presto il cimitero si popola di cupole, di cuspidi, di guglie, e nelle aiuole biancheggiano le tombe marmoree, innumerevoli, ombreggiate da salici e cipressi “ (Ercole Fischetti)

Così nel 1880 il camposanto del capoluogo etneo assunse un assetto definitivo, quello voluto dall’ingegnere Filadelfo Fichera e che ancora oggi ne costituisce la parte monumentale: adagiato sul pendio di una collina che guarda a est e verso il mare, si mostra in un armonico rapporto fra vegetazione e architettura funeraria, ed è segnato da lunghi viali segnati da filari di cipressi e ritmati da tombe e cappelle gentilizie.
Vi si accede dai due ingressi originari: quello principale, costituito da un corpo di fabbrica in stile neoclassico definito dai catanesi “i tre cancelli” per via delle tre arcate provviste, ciascuna, di cancello e quello secondario che dà accesso diretto al viale delle Confraternite (un terzo ingresso, a sud rispetto a quello principale, è stato realizzato negli anni ’60 a seguito dell’ampliamento del cimitero.)

 

Segnaliamo fra i monumenti più interessanti:

La Tomba Fortuna, opera di Francesco Fichera. E’ un’edicola cubica, citazione isolana delle normanne cube di Palermo, sormontata da una cupoletta decorata secondo lo stile déco. Le semicolonne ai lati dell’ingresso sono opera di Carmelo Florio. Sono surreali le mani giunte che da ogni lato del cubo fuoriescono da sottili fessure poste in alto.

La Cappella Fichera, fra le più belle opere scultoree presenti al cimitero. Ai lati della piccola facciata quadrata si elevano due statue d’angeli , realizzati da Salvatore Juvara, il cui dinamismo pittorico contrasta con le pareti lisce. L’Angelo in estasi si ancora alla terra affondandovi le dita, come non volesse innalzarsi al cielo. La sua figura ad ali dispiegate, tra cui cadono verticali le pieghe della veste, ha un’impostazione geometrica a croce. L’Angelo in croce sembra invece spumeggiare verso il cielo, le pieghe dell’ abito si incurvano e i capelli si gonfiano alla maniera liberty.

La Cappella De Luca del 1927, dall’ impianto simmetrico e decorazione rispondente al nuovo gusto razionale; la Tomba Libertini del 1931, in stile déco, che l’architetto Raffaele Leone definì di esasperato misticismo; la Cappella Pandolfo del 1926: tutte e tre opere di Francesco Fiducia. 

La Cappella Chiara, del 1932, opera di Giuseppe Marletta. La facciata di accesso, concava, è ornata simmetricamente da due angeli, realizzati da Tino Perrotta, posti ai lati della finestra rotonda che corona il portone. L’interno è decorato da un affresco eseguito da Comes e Romano.

La Stele della Tomba Cardone, rappresenta l’abbraccio disperato fra due amanti. Il tema è quello romantico di Rodin. La donna, le cui vesti si confondono al manto che li avvolge, è aggrappata al collo dell’amante. Il Cristo in bassorilievo sullo sfondo, coronato da un intreccio di spine, e la rosa liberty, che fuoriesce dal manto e dalla cornice, aggiungono un accento nouveau all’opera ancora intrisa del dinamismo pittorico dell’ottocento.

Gioiellino liberty è la piccola stele, che ricorda le opere del pittore Gustav Klimt, sia per la maniera di disegnare i boccioli di rosa, i capelli e le leggere vesti, che per l’espressione del volto della donna ritratta. Rappresenta un angelo in estasi, ad occhi chiusi e bocca semiaperta.

L’edicola funeraria Sisto-Alessi, di Carlo Sada. E’ un raffinato tempietto neoclassico ipogeo di notevole valenza estetica la cui armonia ed eleganza della forma architettonica è espressione dello status nobiliare della famiglia. Sempre opere di Sada, ma stilisticamente molto diverse, sono la cappella Tomaselli, imponente e maestoso mausoleo espressione del potere e del prestigio acquisito dal proprietario, professore universitario, e la cappella Spampinato, un singolare ed originale pastiches architettonico autocelebrativo che testimonia ancora una volta la versatilità progettuale del Sada a saper fronteggiare ogni richiesta.

 

Orario di entrata al Cimitero di Catania
dal lunedì a sabato ore 07.00 – 17.00
domenica ore 07.00 – 13.00

 

 

 

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Author: Alberta Dionisi

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