Teatro Greco di Siracusa. 50° Ciclo Spettacoli Classici 2014

Visite: 5275

 

 

Agamennone

 

51° Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa 2015. Clicca qui per il programma completo e le info sui biglietti.

 

Si svolgeranno dal 9 maggio al 22 giugno il Ciclo di Rappresentazioni Classiche che ogni anno la Fondazione INDA Onlus propone al Teatro Greco di Siracusa. La stagione 2014 vede come protagonista Eschilo e Aristofane. Le commedie messe in scena saranno: Agamennone di EschiloCoefore-Eumenidi di EschiloLe Vespe di Aristofane.

L Ciclo di Rappresentazioni Classiche
Teatro Greco di Siracusa (09 maggio­ 22 giugno 2014)
Agamennone – Coefore/Eumenidi – Le Vespe
Calendario MAGGIO 2014
inizio spettacoli  h. 18,45
09 venerdi Agamennone
10 sabato Coefore/Eumenidi
11 domenica Le Vespe
12 lunedi Agamennone
13 martedi Coefore/Eumenidi
14 mercoledi Le Vespe
15 giovedi Agamennone
16 venerdi Coefore/Eumenidi
17 sabato Le Vespe
18 domenica Agamennone
19 lunedi Coefore/Eumenidi p.u.
20 martedi Le Vespe p.u.
21 mercoledi Agamennone p.u.
22 giovedi Coefore/Eumenidi
23 venerdi Le Vespe
24 sabato Agamennone
25 domenica Coefore/Eumenidi
26 lunedi Le Vespe p.u.
27 martedi Agamennone p.u.
28 mercoledi Coefore/Eumenidi p.u.
29 giovedi Le Vespe
30 venerdi Agamennone
31 sabato Coefore/Eumenidi
Calendario GIUGNO 2014
inizio spettacoli h. 19,00
01 domenica Le Vespe
02 lunedi Agamennone
03 martedi Coefore/Eumenidi
04 mercoledi Le Vespe
05 giovedi Agamennone
06 venerdi Coefore/Eumenidi
07 sabato Le Vespe
08 domenica Agamennone
09 lunedi Coefore/Eumenidi p.u.
10 martedi Le Vespe p.u.
11 mercoledi Agamennone p.u.
12 giovedi Coefore/Eumenidi
13 venerdi Le Vespe
14 sabato Agamennone
15 domenica Coefore/Eumenidi
16 lunedi Le Vespe
17 martedi Agamennone
18 mercoledi Coefore/Eumenidi
19 giovedi Le Vespe
20 venerdi Agamennone
21 sabato Coefore/Eumenidi
22 domenica Le Vespe

Listino prezzi e abbonamenti: info-prezzi-2014-ciclo-rappresentazioni-classiche-siracusa. Biglietti online disponibili su Vivaticket

In occasione del centenario Centenario dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico INDA che ricorre quest’anno verrà rappresentata in data unica il 16 Aprile 2014 alle ore 17,30 Verso Argo tratto da Omero, Eschilo, Euripide e Gorgia, e vedrà protagonista l’attrice siciliana Evelyn Famà.  Lo spettacolo diretto dal regista Manuel Giliberti con le scene del maestro Arnaldo Pomodoro.
Il Testo, scritto da Eva Cantarella, metterà ancora una volta alla prova le qualità interpretative e duttili della Famà che, non nuova alla recitazione epica – vinse infatti nel 2004 il premio Hystrio interpretando Antigone. Musiche di Antonio Di Pofi, costumi di Rosa Lorusso, coreografie di Serena Cartia in scena il 16 aprile 2014 alle 17:30 al Teatro Greco di Siracusa, esattamente 100 anni dopo l’avvenuta prima rappresentazione all’I.N.D.A.
In scena anche gli altri protagonisti della storia, interpretati dai bravi attori: Luchino Giordana (Taltibio), Massimo Cimaglia (Menelao), Deborah Lentini (Andromaca) con la corifea Simonetta Cartia ed il coro degli Allievi del 1° anno della scuola Dell’I.N.D.A..

VERSO ARGO

Dalle mura di Argo si levano le parole della sentinella; da troppo tempo le navi greche sono partite alla volta di Troia e la città langue, popolata solo da vecchi in attesa e donne sole.
Ma d’improvviso il brillare di una fiamma porta l’attesa notizia: la guerra è finita, Troia è caduta…
Dalla reggia esce la regina Clitennestra. Informata dell’avvenimento racconta come furono i fuochi, accesi da monte a monte, a portare la esaltante notizia e incita tutta la città a prepararsi per il ritorno del re Agamennone.
Prende così il via Verso Argo, un testo il cui contenuto deriva da Eschilo, Euripide, Iliade e altre fonti classiche. L’intento è di narrare la caduta di Troia e la successiva vicenda della casa degli Atridi collegandone i destini.
L’operazione compiuta da Eva Cantarella nel suo lavoro drammaturgico rispetta pienamente le fonti interpolandole e collegandole tra loro facendo, però, in modo di arricchire le psicologie dei singoli personaggi di contenuti e sfumature.
Da Argo, infatti, la scena si sposta subito a Troia… le rovine fumanti della città abbattuta sono lo sfondo su cui si muove il corteo doloroso della deportazione delle donne troiane. Guida il gruppo la regina Ecuba, prima su tutte, la seguono le principesse Andromaca e Cassandra e, infine, reietta da tutti Elena, causa prima di tutti quegli avvenimenti.
Le donne troiane andranno incontro al loro destino, ognuna di esse percorrendo una strada diversa, accomunate tutte dalla loro sorte di vittima ma, in questa funzione, anche portatrici di sventura per chi, in quel momento, le assoggetta e le piega.
La messinscena di Verso Argo diviene una riflessione più ampia sul rapporto tra vincitori e vinti, le cui sorti e destini si mescolano e si ribaltano come in un gioco di specchi dove si confondono punti di partenza e arrivo.
La struttura del testo (alla quale Cantarella ha dedicato particolare attenzione) non si discosta dei canoni drammaturgici dei testi classici: pur tuttavia si riempie di contenuti innovativi che illuminano aspetti nascosti della storia che narrano.

 

Agamennone

Ad Argo, sul tetto della reggia degli Atridi, una sentinella attende da anni il segnale di fuoco che deve annunciare la presa di Troia. Finalmente il fuoco appare dalle vette dei monti: Troia è caduta e la sentinella ne porta notizia alla regina Clitemnestra. Il Coro dei vecchi argivi esulta, ma le espressioni di gioia per la fine dell’annosa guerra sono venate di toni angosciosi, agitate da oscuri presagi.
Annunciato dall’araldo, Agamennone vittorioso torna alla reggia su un carro: accanto a lui è la concubina Cassandra, la figlia di Priamo sua preda di guerra. Clitemnestra lo accoglie, esultante. Dopo un lungo e animato dialogo con lo sposo, reduce dopo dieci anni di assenza, Agamennone entra nel palazzo, accettando di percorrere il sentiero tracciato dalla corsia di preziosa porpora rossa che Clitemnestra gli impone di calpestare. Rimane sulla scena Cassandra che, in preda al delirio profetico, è scossa dalle visioni di tutti i delitti, passati e futuri, che insanguinano la casa degli Atridi: la sventurata figlia di Priamo entra infine in scena e predice al Coro, sconvolto e incredulo, la sua propria morte, l’uccisione imminente del re per mano della regina, e quella futura di Clitemnestra (e del suo amante Egisto) per mano del figlio Oreste.
Dall’interno della reggia si odono le grida di Agamennone, colpito a morte da Clitemnestra che irretisce lo sposo in un rito di macabra accoglienza e poi lo finisce con le sue stesse mani, colpendolo con la spada: la morte di Agamennone è anche una vendetta per il sacrificio di Ifigenia, la figlia prediletta sacrificata dal padre all’inizio della spedizione perché i venti spirassero propizi e consentissero alle navi degli Achei di salpare per Troia.
Appare sulla porta della reggia Clitemnestra, dritta dinanzi ai cadaveri di Agamennone e Cassandra. Alle accuse del Coro che condanna la regina per l’uccisione dello sposo, Clitemnestra risponde rivendicando la giustizia del suo delitto, ultimo capitolo della sanguinosa maledizione che incatena da generazione la casata regale. Esce dal palazzo anche Egisto, figlio di Tieste che era stato vittima della crudeltà di Atreo, e rivendica un suo ruolo nel regicidio e le sue pretese sul trono di Argo: il Coro sbeffeggia l’arroganza e la boriosa prepotenza del vile Egisto, “donnicciola” che non ha saputo affrontare il cugino Agamennone ma ha lasciato alla regina il ruolo di protagonista nella progettazione e nell’esecuzione del piano omicida. L’intervento di Clitemnestra impedisce la colluttazione delle guardie di Egisto con il Coro dei vecchi argivi. “Basta sangue. Governeremo, insieme, da re” – queste le ultime parole di Clitemnestra, che si ritira nella reggia con a fianco il suo imbelle amante.

 

Coefore- Eumenidi

Al centro della scena è la tomba di Agamennone. Oreste, che era stato allontanato dal Palazzo, ritorna in patria accompagnato dall’amico Pilade e, mentre fa sosta alla tomba del padre, vede avanzare un corteo di schiave troiane che portano libagioni funebri (le Coefore): fra loro identifica la sorella Elettra. La processione è stata inviata alla tomba da Clitemnestra, atterrita da un incubo oscuro e terribile. Elettra dapprima non riconosce il fratello, ma superati i dubbi e le paure, avviene il riconoscimento e il ricongiungimento dei due figli di Agamennone. Ora è il momento di mettere in atto la vendetta: in un coinvolgente corale le voci dei fratelli e del Coro si alternano, a invocare lo spirito del morto perché li aiuti nel loro sanguinoso progetto.
Oreste e Pilade si presentano alla reggia fingendosi stranieri e portano alla Regina il falso annuncio della morte di Oreste: alla notizia, Clitemnestra maledice la sorte implacabile che perseguita la casa degli Atridi e che ha colpito anche il figlio che – dice – aveva allontanato per metterlo in salvo. Invita quindi gli ospiti a entrare nella reggia e manda a chiamare Egisto.
Il cerchio si stringe, il piano sta per giungere a compimento: grazie a un intervento del Coro e alla complicità della Nutrice, Egisto giunge solo, senza scorta di armati e, entrato nel palazzo, viene ucciso da Oreste e Pilade. Accorre Clitennestra. Oreste avanza con la spada in pugno e dopo una intensa scena in cui esita di fronte alle parole e alle invocazioni di pietà di Clitemnestra, il figlio uccide la madre. Dinanzi ai due cadaveri Oreste che, giustifica il doppio delitto che ha vendicato la morte del padre e del re. Ma subito appaiono le Erinni, le terribili dee vendicatrici, che lo perseguitano per il sangue versato nel matricidio. Oreste esce di scena, in fuga verso il santuario di Apollo, il “suo” dio.
Il terzo atto della trilogia si apre sulla scena di Delfi. La sacerdotessa Pizia è inorridita dalla terribile visione di Oreste che si è rifugiato nel recinto sacro di Apollo, e della schiera ripugnante di Erinni che, dopo aver rincorso il matricida per tutta la Grecia, ora, addormentate, fanno cerchio intorno a lui. Appare in scena Apollo che esorta il figlio di Agamennone a sottrarsi alle Erinni persecutrici, riprendendo la sua fuga in direzione di Atene. In scena compare l’Ombra di Clitemnestra che sveglia le Erinni e sprona, ed eccita “le sue cagne” a rimettersi in caccia, a non lasciarsi sfuggire la preda.
Con un sorprendente cambio di scenario, nell’atto successivo la scena del dramma è ora ad Atene. Oreste è giunto sull’Acropoli e si rifugia, come supplice, presso la statua della dea Atena. Rientrano in scena le Erinni che, fiutando la traccia di sangue del matricida, lo raggiungono, lo accerchiano, lo minacciano. Entra in scena Atena e, ascoltate le accuse delle Erinni e la difesa di Oreste, decide di rimettere il giudizio a un tribunale di cittadini ateniesi che lei stessa istituisce: l’Areopago. Alla fine di un aspro e vivace dibattimento giudiziario nel quale le parti espongono le proprie ragioni, il processo si conclude con una solenne votazione dei cittadini: i voti sono alla pari, ma Oreste è assolto grazie al voto favorevole di Atena che gioca il suo voto decisivo a favore del matricida.
Le Erinni, inasprite dal verdetto, minacciano gravi ritorsioni contro la città: ma vengono sedotte e poi placate dalla dea, la quale assicura loro un culto e onori nella città di Atene. Le divinità della vendetta, divenute “Eumenidi” – benevole protettrici della città – escono di scena accompagnate dal popolo in festa verso la nuova dimora sotterranea destinata al loro culto.

 

Le Vespe di Aristofane

Il vecchio Filocleone ha la mania di partecipare ai processi come giudice popolare. Il figlio Bdelicleone, per evitare che il vecchio possa correre in tribunale e trascorrere lì tutto il giorno, ha deciso di rinchiuderlo in casa. Filocleone, aiutato dai suoi compagni di tribunale, tenta invano la fuga. Il figlio tenta di convincerli che il grande potere che essi credono di esercitare è in realtà una mistificazione: i giudici popolari sono solo uno strumento nelle mani di chi esercita il potere.
La voglia di Filocleone di assistere a un processo è tale che Bdelicleone, per accontentarlo, inventa un grottesco giudizio in casa propria: l’imputato è un cane, reo di aver mangiato un pezzo di formaggio. Filocleone è propenso a condannarlo, ma il figlio con l’inganno lo induce a mettere il proprio voto nell’urna dell’assoluzione. Il cane viene così assolto e il vecchio, sconvolto dall’inaspettata conclusione del giudizio, decide finalmente di smetterla con i processi. Bdelicleone allora introduce il padre alla vita mondana e a questo scopo lo conduce a un simposio, dove però il vecchio si comporta in modo inqualificabile, insultando i convitati e sottraendo loro un’avvenente flautista. Rischierebbe di scoppiare una rissa, ma tutto si aggiusta e alla fine i convitati escono di scena in corteo tra salti e piroette .

 

 

 

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *